
Strategie
Al via la tassa per cd, Dvd e Usb
Il regolamento sull'equo compenso pubblicato dalla Gazzetta ufficiale. Ma il Tar potrebbe dichiararlo illegittimo. La posizione della SiaeL'equo compenso è ora ufficialmente entrato in vigore. Sulla Gazzetta ufficiale del 6 marzo è stato pubblicato l'avviso che mette fine alla ridda di voci secondo le quali si poteva sperare in un rinvio del provvedimento che ridefinisce il “compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi”.
La possibilità di un rinvio derivava dal fatto che da qualche tempo era in fase avanzata un tavolo di discussione fra Siae, Assinform e altri operatori sulla ridefinizione delle norme che hanno suscitato un grande numero di proteste e che, secondo l'avvocato Guido Scorza vanno incontro a una probabile impugnazione con forte possibilità che il Tar le dichiari illegittime. Secondo Scorza, il regolamento varato dal ministro Bondi avrebbe dovuto essere adottato, come prevede la legge “previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta ufficiale. Nessuno di tali adempimenti, infatti, risulta rispettato”.
La questione quindi potrebbe riaprirsi a breve tenendo conto che Altroconsumo ha chiesto alla Ue di verificare la legittimità della disciplina italiana dal punto di vista dell'antritrust.
Intanto la Siae, tramite la sua rivista “Viva Verdi”, chiarisce la sua posizione. In un'intervista l’avvocato Paolo Agoglia,
direttore dell’ufficio legislativo Siae spiega che “Il principio ispiratore è di riadeguare le tariffe ai cambiamenti tecnologici, tenendo conto anche del fatto che quasi tutti i Paesi europei hanno adeguato le proprie tariffe, assoggettando al compenso per copia privata tutta una serie di nuovi prodotti per la riproduzione immessi sul mercato. Si può anche aggiungere che, come indicato dal legislatore comunitario e da quello nazionale, il livello dei nuovi compensi è riferito generalmente alla capacità di registrazione dei prodotti, concetto che esprime l’attitudine del prodotto a riprodurre opere dell’ingegno. Questa semplice attitudine è infatti l’in sé dell’istituto giuridico della copia privata, che non è altro che una licenza legale di riprodurre per uso personale, il cui compenso, per ciò stesso, è minimo (rispetto al più alto compenso che si dovrebbe corrispondere per il diritto esclusivo di riproduzione)".
Agoglia riferisce degli incontri con Assinform e le altre parti in causa facendo notare come anche all'interno di Confindustria le posizioni siano differenti.
“Una forte resistenza è stata opposta da quel settore di Confindustria che raccoglie le imprese produttrici di nuove tecnologie. Ma dalla nostra parte si è schierato, invece, oltre al settore degli altri titolari dei diritti, l’ampio comparto industriale di Confindustria “Cultura Italia”, che riunisce tutto il mondo degli imprenditori culturali, dalla musica al video, dal cinema all’editoria”.
Il direttore dell'ufficio legale della Società italiana autori ed editori prosegue ribadendo le posizioni già note secondo le quali “c’è stata una reazione eccessiva a un giusto e doveroso adeguamento di una tutela, che è poi una tutela del lavoro creativo. L’ industria tecnologica e quella telefonica hanno voluto far passare per tassa quel che è invece proprio un compenso per un lavoro. Hanno innalzato una barriera, per così dire ideologica, sostenendo che così si sarebbe bloccato il progresso tecnologico. E i consumatori hanno seguito a ruota. Invece l’essenza stessa del diritto d’autore, e di conseguenza la missione della Siae, sta nel conseguire una retribuzione per tutte le varie forme di utilizzazione economica delle opere”.




